QUANDO IL PRIMO RESPIRO PROFUMA DI CASA - ritrovare me stessa tra le montagne
Un lungo viaggio, gambe stanche di stare ferme, occhi che vorrebbero riempirsi di bellezza ma devono rimanere fissi sulla strada per evitare il mal d’auto, la portiera che si apre….
Nella vita di tutti i giorni, fra il lavoro, la casa, la famiglia, l’amore delle persone che amo, dimentico un dolore che rimane sordo. È un qualcosa di cui non mi accorgo, finché finalmente non me ne libero.
Hai presente quella sensazione di pesantezza al petto, il non riuscire a prendere respiri profondi… non lo senti sul momento, ma avverti distintamente la sua assenza quando all’improvviso sparisce, e pensi: ecco, è così che dovrei stare sempre. Questo malessere che non avvertivo, non era normale.
Non è normale, ma spesso è la norma.
Quando tutto torna al posto giusto
Io vivo distintamente queste sensazioni tutte le volte che torno fra i miei amati monti in Alto Adige. Appena arrivo, appena prendo il primo respiro, sento un peso scivolarmi via dalle spalle e dal petto. Respiro in modo libero e profondo, lo sguardo spazia verso il cielo, verso le montagne, verso i boschi. Le gambe non vedono l’ora di percorrere quei sentieri conosciuti, di riscoprire ogni sasso, ogni tavola di legno, ogni ponte, ogni torrente.
E mi sento libera, sono libera. Libera di respirare a pieni polmoni, di camminare senza pensieri, di guardarmi attorno spaziando l’infinito, di riflettere con calma, di sentirmi emozionata, di essere felice, di essere me stessa.
E nei giorni che rimango lì tutto questo fa parte di me, a volte aumenta addirittura, portandomi a livelli di consapevolezza prima sconosciuti. Il tempo si dilata. Le ore diventano giorni, i giorni settimane e una settimana una breve vita di gioia e amore.
Ma non è solo l’essere in vacanza che provoca questo fenomeno. Sono stata in tanti luoghi, ma solo quando mi trovo fra i miei monti (sì, mi sento un po’ Heidi) il tempo veramente si ferma. Quella è Vita, è vivere veramente il tempo, assaporando ogni secondo, ogni respiro, ogni attività; senza fretta, senza orologi.
Ritorno alla “normalità”
Poi le giornate passano, lentamente, ma sempre troppo in fretta. È ora di tornare. Anche solo al pensiero il petto si fa più stretto, il respiro più corto. In gola la sensazione del pianto. E penso che dovrò vivere con quel dolore ancora per settimane e mesi, prima di poter essere di nuovo libera. Il rientro è veloce e subito mille pensieri affollano la mente: cosa preparare per cena? il frigo è vuoto? Quale lavatrice devo fare per prima? Tutte domande “fondamentali” che in un secondo mi riportano nella modalità casa e lavoro.
Già dopo qualche giorno non sento più quella sensazione di dolore, di oppressione, di infelicità. Ma il fatto che non la senta non vuol dire che non sia presente. Mi accompagna silenziosamente, come una vecchia amica che ritrovo ogni volta. Già, un’amica. Perché non mi spaventa provare quel dolore, che è in tutto e per tutto una bussola per il mio cuore. Mi spaventa quando non lo sento più, quando mi ci sono abituata.
Tutte le volte che rientro dopo giorni passati in montagna mi dico: ecco, questa volta è troppo forte, non smetterò di sentirlo.
Ma, puntualmente, così accade: il lavoro, la routine quotidiana… mi prendono così tanto da farmi dimenticare. E così dimentico una parte di me, quella più sensibile, più consapevole, più vera.
Nei momenti in cui sento davvero il bisogno improvviso e impellente di tornarci, chiudo gli occhi per qualche secondo. Provo a vedere con gli occhi della mente quei luoghi, quelle montagne, quei sentieri. Cerco di ricordarne il profumo, i suoni. E per qualche attimo (anche se troppo poco) funziona.
Tornare a casa
Poi finalmente arriva il momento di tornare fra i monti.
Fare le valigie è qualcosa di veloce e collaudato. Porto sempre con me tre bottiglie di acqua vuote: prima di tornare a casa le riempirò con l’acqua della montagna, buona, fresca, mia.
I giorni che precedono la partenza sono solo da attraversare. L’obiettivo è vicino, devo resistere.
E poi si parte.
Un lungo viaggio, gambe stanche di stare ferme, occhi che vorrebbero riempirsi di bellezza ma devono rimanere fissi sulla strada per evitare il mal d’auto, la portiera che si apre, il primo respiro… casa.